Organze, tulli e merletti

Tutti continuavano a chiedermi “E il tuo abito da sposa??”, “E il tuo vestito?”, “Sai già come lo vuoi?”, “Pizzo? Velo corto o lungo? Strascico?”. Troppe domande e nessuna risposta. Ovviamente fino all’altroieri non avevo idea della differenza tra seta in razmire e seta mikado, ma mi è bastato poco: mi è bastato seguire poche e semplici regole.

Regola numero 1: andare in edicola e investire almeno 20 euro in Vogue Sposa, Sposabella e affini.

Regola numero 2: sfogliare riviste comprate sul divano, in totale relax e con una vaschetta di gelato (c’è tempo per smaltire tutto).

Regola numero 3: iniziare a farsi un’idea di cosa ci piace e cercare di capire su che genere siamo orientate (abito lungo o corto, gonna ampia o scivolata, all white o dettagli colorati, modelli strutturati o più leggeri).

Regola numero 4: fare qualche telefonata e fissare gli appuntamenti negli atelier che più ci sembrano corrispondere ai nostri gusti.

Regola numero 5: scegliere le persone che vogliamo ci accompagnino e ci guidino durante la scelta.

Provare gli abiti da sposa può essere divertente ma anche un incubo, per alcune. L’importante è non farsi prendere dal panico di fronte a un’offerta così ampia e non perdere tempo a provare abiti che sicuramente non metteremmo mai. Il segreto è guardarsi allo specchio e continuare a pensare al momento in cui apparirari al tuo lui quel giorno. L’autoironia può salvare un matrimonio se ti ricoprono di tulli e taffettà e pizzi e tu ti senti una di quelle bamboline di ceramica che si usano come topcakes.

Dicono che quando provi il TUO abito, quello che sceglierai, “te lo senti addosso”, lo riconosci, lo desideri immediatamente: per me non è stato proprio un colpo di fulmine, ma vale la pena raccontare tutti i passaggi e i sabati in giro per atelier.

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